cenni storici
Grazie alla sua posizione il paese deve, e ancor più dovette molto, fin
dagli inizi della sua storia millenaria perchè la sua ubicazione favori'
l'insediamento di famiglie importanti, che vi costruirono un ampio sistema
fortificato. Questo, originariamente in mano alle famiglie dei Colombini,
Oldrati, Codoferri, risale al XI-XII secolo; era imperniato su tre cardini
fondamentali di cui rimangono significativi elementi: IL CASTELLO (in
contrada Castello) originariamente dei Colombini, famiglia citata fino al
'500. LA TORRE (in contrada Canzanico) nota come Torre Foresti cui si
affianca un edificio con bel portale ogivale che immette in un'ampia e
suggestiva corte con adiacenze di sapore medioevale. LA CASA TORRE (in
contrada Dosso) sita in luogo dominante e raggiungibile attraverso
un'antica via rimasta praticamente intatta. Le tre rocche e le case più
significative del paese diventarono, dal '300 in avanti, dominio della
famiglia Foresti che fu per secoli intimamente legata alla storia di Solto.
Lo testimonia, nei suddetti edifici, la costante presenza dello stemma del
casato (aquila coronata su strisce oblique). Pure di epoca medioevale
sogno degne di nota: TORRE (in contrada Sconico) inglobata in un edificio
più vasto. EX CASA SAGRISTA o antica Canonica (sotto il sagrato della
Parrocchia) edificio sorto con funzione di difesa, come rilevano due
feritoie ben visibili. TRACCE di Torri, Androni, possenti muraglie nella
frazione di ESMATE. Alcune case del piccolo abitato di FURMIGNANO, dove il
tempo sembra essersi fermato tra le case di pietra.
Piazza Canzanico -Torre Foresti -
L'affresco
Canzanico:
antichissimo toponimo di Solto che già in documenti del sec. XIV è
attestato come "Contrada de Canzanico". La sua importanza è da attribuirsi
alla presenza fin dal sec. XIV della resistenza dei Conti Foresti la cui
potenza è ancora testimoniata dalla imponente torre ed edifici adiacenti,
dimora anche di molti notai Foresti tra cui Vincenzo che ricevette nel
1732 il testamento olografo dello scultore Andrea Fantoni. La contea
Foresti di Solto fu creata dall'Imperatore Ludovico il Bavaro che
concesse, nell'anno 1330, a Matteo Foresti figlio di Odasio,
giureconsulto, la dignità di "Conte Palatino" con facoltà, per sè ed i
suoi discendenti maschi, di creare notai regi, messi e giudici in ogni
città d'Italia ed uditori dell'Impero in Bergamo e Brescia con altre
indennità ed esenzioni. La suddetta contea si estinse nel 1808 con la
morte della nubile Contessa Elisabetta. In un documento del 1494 si ha
notizia che sulla piazza di Canzanico si svolgeva attività di giustizia e
tribunale sopra uno "Zocho" con vicino "idoneo banco". Un documento del
1630 attesta anche l'esistenza di una "Apotheca aromataria" ovvero
farmacia che dava sulla piazza di Canzanico.
Al centro della Contrada Canzanico sorge l'anitca Torre Foresti risalente
al secolo XII. E' oggi abbassata: la demolizione della parte sommitale
risale all'ordinanza della Repubblica Veneta del 1460 che ordinava lo
smantellamento dei fortilizi della Val Cavallina. Ha pianta quasi quadrata
e attualmente s'innalza per quattro piani fuori terra con murature in
conci di pietra calcarea ma di caratteristiche differenti a seconda delle
funzioni. E' munita di feritoie; al secondo piano si aprono sulla facciata
meridionale e occidentale due finestrelle ad arco acuto. L'apparecchiatura
bugnata degli spigoli è in pietra scura appartenente ai calcari di Zorzino.
- ,,L'affresco
che appare sulla muratura della casa adiacente alla Torre Foresti, risale
al 1868 ed è d'autore ignoto. Riporta una scena devozionale
dell'Assunzione di Maria e negli spazi laterali, inseriti fra quattro
colonne San Pietro e San Giuseppe. Prima del restauro (effettuato
nell'estate del 2000) l,affresco, esposto alle interperie per più di un
secolo, si presentava in condizioni d'avanzato degrado, l'intensità e la
brillantezza dei colori erano compromesse e molte parti risultavano
mancanti. La parte più danneggiata risultava essere il dipinto di San
Giuseppe. Per restituire luce al dipinto ripristinandone la luminosità dei
colori originali i restauratori, in accordo con la sovrintendenza ai beni
ambientali e architettonici della Lombardia, hanno iniziato l'intervento
consolidando l'affresco lungo tutto il suo perimetro poi l'hanno ripulito.
La pulitura accurata ha permesso di riportare alla luce Angeli e scritte
originali. Il restauro è stato attuato con la sola finalità conservativa
per cui la reintegrazione pittorica si è limitata a lievi riprese di
colore eseguite a velatura. Secondo i restauratori, l'ignoto pittore
eseguì l'intera opera in quattro giornate e per trasportare il disegno
sull'intonaco da dipingere, usò la tecnica dello spolvero. Tale tecnica
consiste nell'eseguire il disegno preliminare su carta, nel praticare dei
fori lungo le linee del disegno stesso e nell'appoggiare la carta alla
parete per batterla con un sacchetto di pigmento nero. Con quest'operazione
il colore penetrava nei fori e lasciava le tracce del disegno sulla parete
da dipingere.
la contrada e il castello in solto
La Contrada Castello prende nome dall'esistente castello, denominato in
un documento del 1546 "Castello de Columbis di Solto". La Contrada del
Castello era il luogo ove, in una casa in affitto o a pegno, da tempo
immemorabile era solita fare le sue adunanze e consigli la grande comunità
di Solto, Riva di Solto, e Uniti, che era composta dalle storiche contrade
di: Solto, Riva di Solto, Pianico, La Rocca (di Castro), Fonteno, Xino,
Esmate, Furmignano, Pora, Gargarino, Zorzino, Rova, Valmaggiore, Grumaione
(già Figarelli ora S. Felice). In atti del notaio Giò Gualeni di Esmate è
attestata la delimitazione confinaria di questa grande Cominità che nel
1742 si costituirà in otto comuni autonomi: Solto, Riva di Solto, Zorzino
con Gargarino, Esmate con Furmignano, Pianico, Castro con la Rocca, e
famiglie di Pianico, Piangaiano (Rova, Figarelli, Valmaggiore e Pora)
Fonteno con Xino. Nel 1477 nella Contrada Castello ove dicesi al Pozzo
c'era la pietra del torchio. Nel 1546 nel Castello dei Colombi di Solto,
in pubblico e generale consiglio, venivano approvati gli statuti del
Comune e nello stesso anno il Castello era venduto a certo Gualeno del
Lino Un documento del 1567 attesta che sulla piazza fuori del Castello si
doveva completare la fabbrica del pozzo iniziata il 20 aprile del 1565. Il
contratto stipulato prevedeva che il castellano doveva attingere l'acqua
stando nel suo cortile e gli altri fuori sulla pubblica via; ciò in quanto
dovevano essere realizzate due distinte aperture che ancora oggi esistono.
In un documento del 1592 si ha notizia che nella Contrada Castello,
appresso una Tribulina su strada pubblica "era luogo solito a fare gli
incanti" del Comune di Solto. Per aver luogo stabile e sicuro per la
"conversazione delle robbe e delle scritture e libri della Comunità" fu
acquistata nel 1674, al costo di lire 800 e 10 la casa sita nella contrada
Castello di proprietà degli Eredi del fu Matteo di Lorenzo Gualeno del
Lino detto il Rovina di Solto.
Il Castello è un complesso fortificato d'origine medioevale, edificato in
posizione dominante sul margine sud orientale dell'abitato di Solto,
costituito da più corpi di fabbrica costruiti in varie epoche. Su gran
parte del perimetro esterno del complesso fortificato è ancora oggi
leggibile la cortina originaria in muratura di conci regolari di pietra
locale. Un portale interno al corpo di fabbrica sud orientale reca incisa
la data "1436". Nel settore nord occidentale del complesso è ubicato un
edificio cinquecentesco nel cui seminterrato a valle, si conservano alcune
feritoie con la tipica stombatura interna dei fortilizi.
la contrada dosso
La
Contrada Dosso è tra le più antiche di Solto. In questa Contrada emerge
sull'omonimo Dosso un'imponente edificio che in un documento del 1394 è
denominato "Castro del Dosso". Un documento del 1448 reca la notizia che
il Castro del Dosso è "fracto", cioè rovinato, molto probabilmente a
seguito di un evento bellico. Oggi si presenta come una massiccia
costruzione di forma parallelepipeda, con pianta rettangolare e muratura
in conci di pietra locale. Sulla facciata settentrionale una porta ad arco
reca lo stemma della famiglia Foresti. Da un documento del 500 emerge
l'esistenza di un pozzo, ancora oggi esistente, che consentiva agli
abitanti della contrada di attingere acqua.
le santelle
Le Santelle erano più numerose di quelle oggi esistenti. Sono scomparse
quelle:
al Fico (Crocifisso)
in Via S. Eurosia (S. Eurosia)
al "Crest" (Crocifisso)
al Castello (nascita di Gesù Bambino)
in Panteno (Madonna del Rosario)
vicino al cimitero (Deposizione di Gesù)
Quest'ultima era la più importante per veste architettonica: in alto una
volta sorretta da colonnine ed in basso un muricciolo delimitavano un
luogo coperto dove si poteva sostare in raccoglimento ed anche riparare in
caso di temporale improvviso o di un'intensa calura. La stradina passava
davanti descrivendo una curva per cui l'occhio si posava necessariamente
su di essa nelle salite al camposanto o per un colloquio con i cari amici
scomparsi o per accompagnare, a spalle naturalmente, un amico o un parente
passati oltre il tempo. Nel territorio del Comune di Solto rimangono
quelle:
a San Rocco (S. Anna e S. Gioachino)
verso Zorzino (Madonna di Lourdes)
a Sales (Madonna con Bambino e anime purganti)
verso Esmate (Madonna del Rosario)
verso Piangaiano (Sacra Famiglia)
Erano molte dunque queste vecchie Santelle volute dalla fede e dalla
riconoscenza dei singoli o della comunità.
Disseminate un pò dovunque lungo le nostre strade o ai crocicchi, erano
punto di riferimento e di ritrovo, oggetto di devozione o meta di brevi
passeggiate, presenze silenziose e pur tanto eloquenti ricordo di tempi
andati, certamente pieni di fatiche e di privazioni, ma anche semplicità
di vita.
vecchi pozzi e vecchie fontane
L'acqua non era a portata di mano, per averla si faceva fatica. Si
prendeva quel lungo bastone detto "basol" con varie tacche alle due
estremità per fissarvi il manico del secchio e si andava al pozzo o alla
fontana. L'andata era spedita, ma il ritorno, per il peso dell'acqua era
lento, con quel tipico ondeggiare nell'andatura per mantenere in equilibro
e non rovesciare il prezioso carico. I bambini andavano a fare la loro
piccola provvista con secchielli e pentolini chi d'alluminio, chi di rame,
chi di ferro. In vista di grandi bucati o lavori importanti i viaggi da
casa al pozzo o alla fontana non si contavano più: fatica e poesia si
intrecciavano a formare un quadro suggestivo di vita paesana. Le "fontane"
presso le quali era possibile lavare il bucato e portare gli animali ad
abbeverarsi si trovavano l'una a S. Rocco, a destra di chi guarda la
chiesa, ed aveva sulla facciata una data (1892), l'altra nel luogo dove
oggi c'è un piccolo parcheggio, a metà strada tra la piazza Canzanico e la
chiesa Parrocchiale. Oltre alle fontane e ai pozzi comunali c'erano
parecchi pozzi privati, una quarantina circa. La proverbiale frescura,
limpidezza e abbondanza d'acqua di alcuni di essi li rendeva meta di
approvvigionamento per gli abitanti di case vicine, come "ol pos de
Giurumi" in Contrada Canzanico e "ol pos di Frer" in Contrada Castello. Ci
si aiutava e si divideva l'acqua con gli altri, sopratutto nei tempi di
siccità perchè tali sorgenti rimanevano ricche e preziose. Il pozzo poteva
avere il tornello, o cilindro di legno sul quale si avvolgeva la catena,
oppure richiedeva l'uso di un lungo bastone ad uncino per agganciare il
recipiente da tuffare nell'acqua profonda. Di questi pozzi molti, troppi
(circa una quindicina) sono stati distrutti, altri chiusi o spostati o
comunque rifatti al punto d'essere irriconoscibili.
vecchi portali e portoni
Di
portali vecchi e belli a Solto ed a Esmate ne esistono ancora e sono
quelli che danno tono di antico al paese.
Le pietre che li compongono, ora ben squadrate e lavorate, ora rozzamente
tagliate, sono di diverso materiale (tufo, cotto, pietra simona, pietra di
Sarnico, pietra nera ecc) e di diverso colore, dal bianco, al grigio, al
giallo tenue, al rossastro, al grigio cupo della pietra locale, aspra e
forte come il cuore della gente vissuta in tempi difficili. Il portale è
talvolta impreziosito da una data quella importante e rara per la sua
veneranda età che è ben visibile nella contrada castello a Solto: 1436.
Solenne voto degli abitanti di Solto e
Furmignano nel divampare della peste del 1630.
Nel Nome di Cristo. Amen.
Mentre da alcuni mesi divampava la peste nelle città di Bergamo, Brescia,
Verona, nel Ducato di Milano e terre vicine causando la morte di
innumerevole moltitudine di persone tanto che la città di Bergamo, come
dicono, era quasi deserta e vi cresceva l'erba lungo le vie e nelle
piazze, gli abitanti della terra di Solto e Furmignano sottoposti alla
Chiesa della Pieve di S. Maria di Solto, considerando che anche nelle
terre contermini di Gandino, Adrara e Sovere e in molte altre terre
dell'agro Bergamasco e Bresciano in poco tempo morirono molte migliaia di
persone e ancora oggi ne muoiono e che nelle mani di Dio è posta la morte
e la vita loro, per intercessione dei Santi Rocco Confessore, Fabiano,
Sebastiano, e Defendente Martiri affinchè si degnino di preservare la
terra di Solto e i suoi abitanti dall'imminente e presente pericolo della
peste e della fame e guerra circostanti e di dare e conservare i frutti
alla terra, fecero tutti solenne voto a Dio di festeggiare e santificare
ogni anno nel presente e nel futuro la festa dei predetti santi Rocco,
Fabiano, Sebastiano e Defendente che cade la quarta feria dopo la festa
della Resurrezione di Gesù Cristo e di far cantare Messa nella festa di
San Rocco nella chiesa di San Rocco di Solto e di fare elemosine da
spendersi per l'ornamento della chiesa e ciò sotto pena di peccato
mortale. Con questa norma anche: se qualcuno di questi abitanti fosse
emigrato dalla terra di Solto o trattenuto da legittimo impedimento in
questi casi non osservando il voto non incorrerà nel peccato mortale.
Mi sollecitarono a fare questo pubblico scritto a perpetua memoria di
questo voto.
Questo atto fu rogato la domenica quarta di luglio 1630 in Solto, sul
cimitero della pieve di S.Maria dopo i vespri, alla presenza dei testimoni
Pietro figlio del maestro Guerino Martinoni, Paolo figlio di Domenico
Pedretti dei Valenti di Fonteno, Antonio detto Cassano dei Piziali di
Zorzino e maestro Pietro Bergamo di Poschiavo Cedrone abitante in Solto.
Quinto Foresti notaio bergamasco di nomina veneta rogò questo pubblico
atto sottoscrivendolo.
(Documento conservato presso l'Archivio di Stato di Bergamo)
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